Condominio Nuovo

Terragni l’ho visto da vicino a Como. In una vecchia striscia dei Peanuts lo dice Snoopy a Woodstock: se non riesci atrovare una buona idea …. rubane una di un altro. Sarebbe tutto almeno meno brutto. Non posso non ringraziare la proprietà, difficilissima ma coraggiosa, per questa opportunità avuta.

con mia soddisfazione, questo progetto ha avuto gli onori della cronaca locale e nazionale, grazie ad Antonio Pennacchi che ha pensato di celebrare un vero e prorpio funerale per l’eucaliptus. Ne è nata anche una associazione: “amici di eucaliptus”.

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Riporto la risposta per Pennacchi

Io ce l’ho conservata la copia de l’indipendente del 15 luglio 2005, venerdì. E’ proprio lì, in fondo alla prima pagina nel box dello Stalin bar, falce martello e coca, coca cola eh, anche se parrebbe tutt’altro.Li Antonio Pennacchi proluse in morte di un eucalyptus di littoria.Ora non ricordo bene ma secondo lui, e se lo dice lui che è un vigilantes della koinè è vero, secondo lui il fattaccio sarebbe avvenuto sabato nove luglio. Avevo conservato anche le foto e un filmino dell’espianto, ma ora non lo trovo più, stanno persi nell’hd o forse li ho buttati. Non è stata cosa facile, c’è voluto un taglialegna dotato di un grande senso dell’equilibrio per evitare danni. Una pianta, di quella dimensione poi, è un sistema statico di equilibri instabili come una specie di mobile di Calder incastrato al suolo, quando si taglia si deve sentire da che parte penderà il peso perchè la massa è attaccata a un cavo. Io non lo so quanti anni aveva quella pianta, certo mi ricordo che nel ’71, quando arrivai qua, già c’era. Comunque dopo il taglio siamo rimasti tutti stupiti di come potesse ancora reggersi in piedi, era praticamente cava, la parte interna del tronco era tutta sfibrata, percorsa da tubi di polvere, la base, quella vicino al vecchio distributore era satura di olii e benzine. La pianta dell’angolo, solo apparentemente la più grande, per via del fatto che non veniva mai potata, aveva il blocco delle radici molto superficiale e tutto esposto, l’acquedotto regionale che passa su via villafranca e viale giulio cesare era spaccato dalla pressione delle radici e del traffico, insieme alla rete di scolo stradale di via emanulele filiberto, l’acqua che fuoriusciva dalle tubature dilavava sottoterra creando varchi e cavità che periodicamente collassavano facendo le famose buche della strada. Anche il vecchio scavo l’avevamo avuto allagato ed all’inizio avevamo pensato alla falda. Secondo la corriva kultur instauratasi in città da circa 15 17 anni, quella che ha portato a riscoprire, ma anche a sopravvalutare, l’architettura che, con estrema approssimazione, vien detta di fondazione, il viale alberato di via emanuele filiberto, indubbiamente uno dei pochi segni vegetali a scala urbana di latina, andava ricostituito fino all’incrocio dell’agip. Così fu stabilito con una delibera di consiglio comunale, anzi con due. E così, in forza di quella decisione diciamo così “restauratrice”, il marciapiede e la sua aiuola centrale arriveranno, da quella parte, fino all’incrocio, ritmati da nuovi platani e lampioni,  poi ……… non si sa. Come non si sa nemmeno della fine dell’altra parte, ci dovrebbe passare il trenino della Lhor,  ma si dice ……  una cosa alla volta ……L’edificio è una interpretazione del novocomum, quello di Terragni. Io personalmente credo che la cosiddetta architettura di fondazione, sia la prima che la seconda maniera, abbia ben poco a che vedere con la grande ricerca che fu portata avanti dai moderni di quel tempo, ricerca sviluppatasi prevalentemente fuori d’italia, chè dopo la guerra anche le pietre erano fasciste e lo spazio aveva da essere neorealista, vernacolare, similpaesano. Così ho pensato di fare una cosa che ricordasse, si riferisse a quelle cose moderne di tanti anni fa. Unire il 1927 con il 2005 ?
Eh si perchè il novocomum vien fatto tra il ’27 e il 29, in quell’epoca qui c’erano ancora zanzare come fagiani.
Non lo so se alla fine ci riuscirò.
Per ora trovo quasi miracoloso aver avuto un committente così.
In autunno dovrebbe essere tutto finito.
Nuove piante comprese.
Spero di aver soddisfatto la necessità di conoscere, sulla parte simbolica non posso farci niente, non ho creato io il mito, anche se devo confessarti che per un po’ ho avuto voglia di chiedere royalties sia alla stampa che allo sciamano.